Fluxus Box
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“Perhaps my minority complex as an asian or a korean drives me to compose the very complicated cybernetic arts” Comunicazione, passaggio, confine abbattuto, violazione delle regole, contagio sociale, idealismo, politica, gioco, azione, moto inarrestabile - sono termini ed espressioni che ruotano attorno all’idea di Fluxus, movimento artistico nel senso etimologico del termine, più che in quello storico critico. Fluxus è uno degli episodi della storia dell’arte che più hanno creato difficoltà a coloro che tentavano di chiudere la questione ricorrendo a modalità museali di conservazione, archivio, riordino critico. Eppure tra il 1962 e il 1978 (e anche oltre) è stato scritto e prodotto moltissimo materiale creativo tra video, grafica, manifesti, riviste, oggetti (questi ultimi soprattutto a partire dal 1964, quando Maciunas torna in America dall’Europa e si dedica all’editoria e alla creazione di multipli e scatole). Per Fluxus, ciò che impedisce una reale appropriazione delle cose è proprio il loro essere traccia del flusso spaziotemporale nel quale sono state e sono totalmente immerse. Fluxus cambia, e per sempre, le modalità di relazione con l’opera, introduce il canone estetico nel gioco, nella In Fluxus il tempo dell’arte rispecchia o percorre quello della vita quotidiana, mantenendo sempre, necessariamente, un confine netto tra le due. L’arte consente di guardare la vita, mentre non si può certo affermare il contrario. E’ così che gli artisti fluxus si avvicinano allo spazio tempo quotidiano per consentire uno sguardo risvegliato
Di Simonetti in mostra si espongono Sette Quartetti, grandi spartiti composti nel 2009 stampati su tessuto prezioso in cui convivono segni di diversa natura. Dal 1964 l’artista, colpito dalle ricerche di Cage, inizia a comporre “Mutica”, diciassette partiture di musica muta in cui l’aspetto visivo del segno e del colore ha un ruolo di primo piano. Spesso i suoi lavori sono intrecci di immagini e parole, connessi da frammenti di annotazioni. Nell’opera di Anche questa modalità conduce a quel senso di fermento, possibilità, e attese che si diceva su Fluxus poco sopra. La grafica stessa di Fluxus è piena di immagini, informazioni, stimoli visivi ironici o drammatici che convivono in un horror vacui uniformato solo dalla scelta di pochissimi colori. La mostra, che vuole restare nei dintorni di Fluxus, non intende proporsi tanto come retrospettiva, anzi, ma isolare alcuni aspetti particolari del movimento, come appunto la grafica e la musica, che bene rappresentano lo spirito di un gruppo che si è sempre mosso all’insegna del perfetto equilibrio tra impegno ideologico e ironia. I manifesti, provenienti dalla collezione di Vincenzo Ferrari di Milano hanno l’aspetto – non casuale - del quotidiano, stampati su entrambi i lati e ricchi di informazioni difficilmente leggibili, si vedano i manifesti “Ekstra Bladet” del 1962 oppure il primo numero del newspaper “Fluxus cc V TRE Fluxus” del 1964. I manifesti sono accompagnati da altre opere grafiche come i bellissimi libri di Dieter Roth, dieci dei quali formano un’installazione originale comprensiva di istruzioni autografe; il “Plan for flux toilet”, la mappa concettuale sulla genesi di Fluxus “Fluxus (its historical…)” o l’ironico “Foot in Shoe” del 1972 di Maciunas; lo “Spacial Poem n. 1” di Mieko (ChieKo) Shiomi del 1966 e una moltitudine incontrollata di prodotti postali di Mail Art. Il film La voce Stratos, con la regia di Luciano D’Onofrio e Monica Affatato, poi, descrive e documenta l’evoluzione Chiude l’evento Fluxus-Box, questa sorta di scatola gioco ripiena di oggetti e azioni dalla forma varia e sorprendente, il “Concerto Fluxus”, organizzato e coordinato da Gianni Emilio Simonetti, con la collaborazione e la connivenza di artisti, musicisti e performer e del Comune di Ivrea (sarà eseguito anche il brano di Maciunas dedicato al più celebre degli eporediesi In memoriam to Adriano Olivetti). Il concerto, come specifica Simonetti, è da intendere nell’unico modo possibile di riproposizione storica “Schiacciare una noce non è certo un’arte, quindi nessuno osa radunare un pubblico e intrattenerlo schiacciando noci. Franz Kafka, Josephine, la cantante dei topi.
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Fluxus Box
Che senso ha proporre oggi una mostra su un fenomeno degli anni Sessanta? Qualcuno dice che Fluxus è tornato di moda. In parte è vero, e non è un caso. Non che sia tornato di moda l’aspetto performativo e multimediale in sé, caratteristico dei maggiori protagonisti di Fluxus, quello tornò in auge venti anni fa. Dalle performance musicali e a-musicali, alle azioni ironiche e spiazzanti di matrice concettuale, a noi contemporanei interessa, in generale, osservare le spoglie di ciò che è avvenuto. In questo senso gli strumenti musicali 




