Eugen Galasso
L'armonia "romantica"arte-natura, emblematicamente esemplificata in Hoelderlin e la sua"rottura"nel "postmoderno"
di Eugen Galasso
Il mio continuo virgolettare può risultare graficamente fastidioso, ma non è per nulla casuale. "Romantico"è lemma che designa un movimento culturale in sé contraddittorio, auto-distruttivo, autopoeiticamente masochistico, anzi meglio autofagico. Originariamente nato dal francese"roman", che è poi declinato/declinabile nell'aggettivo"romanesque", cioé quanto attiene all'immaginazione, ma anche all'intrigo, nel senso della trama avventurosa e coinvolgente(1), ma poi applicato a un movimento che ha in sé tutto, la Hùbris byroniana come lo spirito"larmoyant"della straordinaria debolezza, assunta-assurta ad emblema (cfr. il relativo elogio del mai abbastanza compianto Tarkovskj), la storia e il mito-il fantasma, l'"empietà"(divina, mi si passi il blasfemo ossimoro)di Victor Hugo come il tardo bigottismo di Goerres, è un movimento che non ha connotazioni storiche precise, andando da Rousseau(?)a Baudelaire(?), né è rintracciabile la sua delimitazione rispetto al "classicismo"o a quanto viene definito tale. Certo è che, in certi autori, quali il citato Hugo ma anche Hoelderlin, Byron come Kleist, Nerval come il "modesto" Berchet, i confini non sono né chiaramente tracciati né tracciabili. Ogni delimitazione sarebbe un imbrigliamento, sarebbe un'indebita"ri-territorializzazione", per dirla con gli irraggiungibili rabdomanti del pensiero Gilles Deleuze e Felix Guattari. Non a caso ogni scolasticismo anche accademico, ogni indebita tassonomia, si trova a fare solo partizioni di comodo(libri/manuali, ma anche testi più specialistici)quando segnano l'"ubi"tra neoclassicismo e romanticismo entrano più o meno scientemente in tilt. Come l'antichità" classica"occidentale ha in sé"the other side of the moon", l'"autre"(o maiuscolo, se volete)dei riti iniziatici non solo apollinei ma anche diniosiaci(per limitarsi ai più famosi), così nel"romanticismo"rimane l'aspirazione a ricreare i grandi miti greci(in primis)dove, più che altrove, si ri-creereebbe l'armonia tra il mondo della natura e il mondo umano(in quanto poiesi umana) dell'arte, ossia o della ri/produzione della natura o invece della creazione di forme più perfette. Scelgo l'esempio di Hoelderlin(177O-1841, dove segnalo, come"coincidenza significativa"-G:Galli-che è l'anno di nascita anche di Hegel, amico e compagno d'università di H. a Thuebingen e di Beethoven) come emblematico perché l'autore, politicamente rivoluzionario, in preda negli ultimi lunghi anni a una"quieta schizofrenia"(Pierre Bertaux), visse in modo genialmente rivoluzionario anche in letteratura e filosofia(se esiste un poeta-filosofo/filosofo-poeta, questi è Hoelderlin, prima di Nietzsche, se guardiamo anche alla"banale"cronologia)il travaglio del rapporto complesso tra mondo umano e naturale, nella dimensione anzidetta quale "area emblematica"nonché ovviamente problematica. "Greco"per ispirazione e vocazione, fautore dell'unità tra natura e spirito, del"panteismo", autore insieme con Schelling e Hegel(tuttora non si sa con assoluta certezza chi ne sia l' autentico autore-ispiratore, tra i tre amici-colleghi di studi)del frammento intitolato(dagli editori-curatori, in alcun modo dagli autori)"Das aelteste Systemprogramm des deutschen Idealismus"(Il più antico programma sistematico dell'idealismo tedesco), testo giovanile, Hoelderlin, ma anche"cristiano", per formazione teologica, dove però questa"tradizione"si perde, in specie presso gli studenti dell'università di Thuebingen, entusiasti della Rivoluzione francese, che piantavano l'Albero della Libertà; ma tutti i testi, dal romanzo filosofico-poetico"Hyperion" alla tragedia "irrappresentabile" "Der Tod des Empedokles", ai grandi poemi, alle poesie, ai testi e frammenti teorici, rimandano al suo panteismo"pagano"e"panico", dove addirittura in"Brot und Wein"(Pane e Vino), uno dei suoi grandi poemi arriva a designare Dioniso fratellastro di Cristo, con un audace tentativo di sintesi tra paganesimo e cristianesimo-dove si impongono due ordini di riflessione: da un lato era improponibile quanto grottesco il tentativo di recupero del rivoluzionario Hoelderlin da parte del nazismo(non solo per il pensiero politico dell'autore, ma perché la sua sintesi cristianesimo-paganesimo avrebbe comunque salvato germi di cristianesimo che invece il nazismo"pagano"notoriamente voleva non tanto rimuovere-superare dialetticamente quanto invece negare tout court, buttandone-figurarsi!-tutta la componente orizzontale, dell'amore infraumano), dall'altro il suo era un paganesimo-neoclassicismo"ben temperato"dalla lezione "cristiana", seppure espunta del suo dogmatismo. Una posizione che avrebbe scandalizzato, dunque, torme di fanatici religiosi ma anche assertori di un (improponibile, anche storicamente)neo-paganesimo, il pendant integralista di coloro di cui sopra.
La concezione classico-romantica di Hoederlin sull'armonia arte-natura, invero anche uomo-natura. Se in Schelling la natura è "spirito inconsapevole"(inconscio no, è espressione freudiana, unbewusster Geist, comunque nell'originale tedesco in Schelling) e viceversa lo spirito"natura consapevole"( bewusstgewordene e bewusste Natur, ad indicare un crescendo), in Hoelderlin i termini non sono meno chiari. Così nello straordinario"Grund zum Empedokles"(motivazione dell'Empedocle, ossia della citata tragedia sul grande filosofo "presocratico"e poeta della Magna Grecia): "Natura ed arte sono reciprocamente contrapposte nella pura vita solo armonicamente. L'arte è la fioritura, il completamento della natura; la natura diviene divina solo attraverso il legame con l'arte variegata, ma armonica; quando ogni elemento(uno dei due elementi, anche, e.g.) è tutto ciò, che può essere, talché un elemento si lega all'altro, allora riempie la mancanza dell'altro, di cui abbisogna, per essere totalmente ciò, che può essere in quanto determinato, allora si realizza il completamento; allora il divino si trova in mezzo ad entrambi"(2). In H.v'è identificazione tra la natura, ma anche la"generalità", identificata con l'"aorgico"(das Aorgische-volendo si può anche tradurre"l'orgiastico", il Dionisiaco, ma personalmente m'atterrei alla traduzione letterale), mentre l'arte, che è individualità creatrice, dev'essere l'organico(das Organische). L'artista, sintesi(non hegelianamente, ma come sintesi "tragica") dell'Aorgico e dell'Organico è, in Empedocle, notoriamente la sintesi della morte, in quanto Empedocle, deriso dal popolo-massa che non lo capisce si getta nell'Etna, nella tragedia hoelderliniana come anche nella leggenda tradizionale, ma al tempo stesso, se Empedocle è"vittima del suo tempo"(3), sicuramente possiamo affermare che Hoelderlin è interprete di una crisi profonda, quella in cui l'artista per non abdicare al suo ruolo, si fa aedo del sacrificio, si sacrifica egli stesso(prescindo qui dalla vexata quaestio dell'identificazione o meno con Empedocle, che certo è parte della cosa, come la parziale identificazione con Hyperion, nell'omonimo romanzo espistolare-teorico), rendendosi emblema della crisi dell'arte, ormai "quasi"incapace di trasporre l'aorgico nell'organico, di traghettare da una dimensione all'altra; quanto, peraltro, poi verrà teorizzato da Hegel con la"morte dell'arte", ma quanto sostanzialemnte si consoliderà con le esplosioni sociali e politiche(ma anche i disastri ecologici successivi).
Se l'Ottocento è il secolo dell'industria e dei"conti aperti con essa"(meno con lo sfruttamento-éxploitation della natura), della rivoluzione che, in modi diversi("utopistici"o"scientifici", Marx et Engels dixerunt), si confronta con le ingiustizie prodotte dall'industria e dalla nuove contraddizioni da essa indotte(non che prima l'ingiustizia non ci fosse), della fotografia e del cinema, quindi della"riproducibilità tecnica"connesse a queste due forme d'arte e di mercato, con la geniale intuizione benjaminiana, ma anche con il diktat marxista-engelsiano, poi leninista/zdanoviano nel Novecento(ma, per rimanere all'Ottocento, anche di Proudhon(4), seppure in forma attenuata)contro gli escapismi fantastici, pur se Proudhon, apologeta di Courbet e critico di Zola, a suo parere troppo poco"politico", è comunque coinvolto(parte in causa, voglio dire) nell'opposizione(ché altro lemma non sembra accettabile, per designare la situazione) tra fotografia e impressionismo. Tutto il resto, cioé a dire, quanto si sviluppa nel 1900 e negli anni in cui viviamo(quello che identifico con la contaminatio totale, con la sovrapposizione di natura e arte, tra natura e arte), dà un colpo di grazia al problematico "armonicismo" che ho emblematizzato in Hoelderlin, perché il poeta-filosofo è quello che ha meglio raggrumato queste tematiche a livello teorico, ma che ritroviamo, con altre sfumature, in Novalis(apologeta invece del"Cristianesimo ovvero Europa", ma al tempo stesso con un cristianesimo virato esotericamente), in Hugo(dove invece il socialismo paganeggiante si risolve, massonicamente e non solo, nell'"Anticoncilio"), in altri autori, in cui la tecnica e il suo rilievo pratico-applicativo viene recepito molto meglio(da Verne a London a Orwell, ma è solo una semplificazione banale). Nel Novecento, la contrapposizione dei due blocchi(e"sistemi ideologici", con tutte le contraddizioni del caso, però, dove"ideologia"è parola ab ovo ancipite, se non proprio legata ad un concetto referenzialmente opaco)inizia a sfaldarsi quando si riesce ad incidere direttamente sul corpo(trapiantistica, interventi"virtuali"-reali tramite laser)e quando l'irruzione non solo dell'informatica e della telematica ma anche della robotica si fa sentire anche nei suoi riflessi in arte(pensiamo alla Body-Art, con tutto il suo"background"ma anche i suoi riflessi di tipo masochistico, che poi si rifrange nella moda, ancora una volta inconsciamente autopunitiva e al tempo stesso esibizionistica di piercing e di tatuaggi). L'arte(per chi scrive restringersi alle sole arti visive è non solo limitativo-castrante ma totalmente assurdo, includendo invece in primis poesia e musica, come computer-grafica e altro) d'oggi, con alcune significative eccezioni, è assolutamente incentrata sul rapporto uomo-tecnica. Del resto, ciò era già insito persino nella cultura hippie: se qualcuno ha sostenuto, non del tutto a torto, che lo" hippismo"(in ogni sua declinazione: dalla beat generation, diversissima al suo interno, alle sue frange più critiche alla riflessione sulla stessa- William Burroughs come Timothy Leary riflettono sulla tecnica e sulle sue aporie, ma tenendo conto in primis dei suoi vantaggi-cfr.l'approdo di Leary al computer, ciò che con orrenda semplificazione giornalistica è stato definito passaggio dall'LSD al computer, anzi in specifico a Internet )era un ritorno al romanticismo della natura, ciò non è neppure vero nelle sue espressioni emblematico-visuali: in "Zabriskie Point"di Antonioni s'arriva nella"Dead Valley"solo con automobili, aerei ed elicotteri, in "Easy Rider"di Dennis Hopper è la motocicletta il tramite ma in qualche modo anche il fine(non"la fine", ovviamente) del viaggio, mentre successivamente(fine anni 1970, anni 1980, 1990, fino ad oggi, pur con gli aggiustamenti e le modificazioni del caso)si arriva alla teorizzazione del cyber, poi magari"virato", con slittamento semantico accomodante, in cyber-punk etc. Sul cyber si possono individuare sicuramente alcuni prodromi forti: il centauro, più recentemente la sinergia persona-bicicletta, persona-motociclo, persona-automobile, persona-aereo e altro..., ma anche il golem, forse ancora più degli esempi di teratologia cui s'accenna in un bel libro di Antonio Negri. Sicuramente, il cyber, con le applicazioni e le protesi cui s'è accennato, è oggi un emblema; fino a che punto esso(o egli?)soppianti/riesca a soppiantare il rapporto natura-arte è discutibile(in senso letterale, id est da discutere), certo è che ne segnale la crisi totale, quantomeno in termini tradizionali. Lungi da chi scrive l'idea di contrastare quanto s'è detto(per es.le installazioni nella arti visive), con un richiamo tradizionale(ancora per esemplificare, magari alll'arte"bien faite"). Sarebbe come rivendicare oggi la deep ecology, contro l'ecologismo sociale e il suo impatto positivo (5). (1)Cfr.anche proprio quanto nel Petit Larousse, Paris, Larousse, all'articolo relativo. (2)F.Hoelderlin, Grund zum Empedokles, in Hoelderlin, Saemtliche Werke und Briefe, II. Vol., S.116(la traduzione è mia-me ne assumo la responsabilità). (3)op.cit., ibidem, S, 121. (4)P.J.Proudhon, Du principe de l'art et de sa destination sociale, Paris, 1865; su ciò cfr.anche il mio modestissimo"Proudhon e la crisi irreversibile del realismo", in"Il Cristallo", anno XXXIII, n.2, 1991, pp.83-85. (5) Sul cuber si legga almeno tutto o quanto più opere possibili di William Gibson.
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