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Mostra: Con amore, con rabbia
Tavole verbovisuali. opere pittoriche, libri d’artista di Ferruccio Cajani
1976-2008
Periodo: 7 novembre – 6 dicembre 2009
Orario: venerdì, sabato e domenica dalle 16 alle 19

INAUGURAZIONE
SABATO 7 novembre 2009 ALLE ORE 17

A Ivrea si scopre un grande artista?

Ferruccio CajaniCon amore, con rabbia si configura come una grande mostra personale antologica di Ferruccio Cajani, artista milanese, che conta prevalentemente estimatori segreti e importanti quali Arrigo Lora-Totino e Paolo Brunati Urani, molto conosciuti nell’ambito della verbovisualità, e ora può finalmente essere apprezzato da un pubblico più vasto.

Dalla monografia edita per l’occasione a cura di Adriano Accattino, con contributi critici di Lorena Giuranna, Melania Gazzotti e Liliana Ebalginelli, riportiamo alcune riflessioni:

“Ferruccio Cajani si avvicina alle arti visive da autodidatta. Questo elemento sarà la ragione della sua fantasiosa immediatezza stilistica, naïf, autentica, a tratti pungente, fino agli anni Ottanta, momento in cui deciderà di seguire i corsi di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Questo periodo di studio coinciderà con una presa di coscienza più approfondita delle principali ricerche artistiche della seconda metà del Novecento, e vedrà il linguaggio di Cajani arricchirsi di sperimentalismi legati all’uso della materia e dell’oggetto di consumo di massa, come domopack, cotone idrofilo, carta e assorbenti igienici.
Osservando l’ampia produzione artistica di Cajani si rimane stupiti dalla versatilità con cui l’artista attraversa i differenti ambiti culturali e stilistici: scrive, recita, disegna, stampa e dipinge, affresca casa, trasforma gli oggetti d’arredo (ad esempio le sedie) in campi pittorici, e insegue l’amore e l’eros come principi di tutte le cose.” (Lorena Giuranna)

A proposito della scrittura dell’artista: “Dagli esiti di Squille belle Squille eterne (1976) a Incudine ai tropici (2005-2008), attraverso i cataloghi delle mostre Domopak (1987), Non perdete il tram (1997), Non vale la pena di leggere (2000), Cajani è andato notevolmente avanti, liberando dalla letterarietà e dalle sue necessità e dal loro peso e affanno i suoi lavori che ora sono più vaporosi. Non definirei più questa pratica, che Cajani decisamente ha concorso a formulare, narrativa o letteratura poiché ha statuti propri e non confondibili, non parlerei nemmeno di poesia visiva o visuale perché anche la parola poesia mette su una strada diversa, parlerei piuttosto di scrittura verbovisuale e le sue pagine definirei tavole. Scrittura perché è ancora scrittura, sia pure particolare; verbovisuale perché è fatta di parole, ma queste parole valgono come figure, che compongono con le forme delle loro lettere e con la loro forma complessiva. Mi pare un genere di creazione dalle caratteristiche spiccate e precise che lo rendono autonomo: non si tratta di letteratura più di quanto non si tratti di rappresentazione pittorica; il senso delle parole traccia il percorso dello sviluppo figurativo delle immagini che le parole hanno suscitato. Ma oltre a questo la letterarietà non dà altro, mentre s’innesta molto altro di rappresentativo e figurale. Si tratta di qualcosa di nuovo che costituisce un punto centrale, una stella importante nella galassia della verbovisualità, dove spesso la parola si confonde con l’immagine che acquisisce un peso sproporzionato e domina. Di autentici verbovisuali, che operino figurativamente sulle parole ne conosco pochissimi: e Cajani è uno di questi.” (Adriano Accattino)

Sui libri d’artista: “E’ ricca e varia la produzione di libri d’artista di Ferruccio Cajani a partire dagli anni Settanta, periodo in cui si avvicinano a questo mezzo espressivo moltissimi altri artisti provenienti da paesi e correnti decisamente differenti. Fra queste la più vicina al suo lavoro sul libro è quella verbovisuale… Aderenze, non solo geografiche sembrano esserci con alcuni componimenti del gruppo di Nuova Scrittura, attivo a Milano dal 1974, in particolare per quanto riguarda l’uso insistito della propria grafia.
La ricerca di Ferruccio Cajani ai confini fra poesia e pittura prosegue nei decenni successivi. Le sue sperimentazioni sul libro hanno però una battuta d’arresto nel corso degli anni Ottanta nei quali si dedica principalmente alla pittura e all’attività espositiva… Un cambio di rotta deciso nella produzione di libri di Cajani avviene negli ultimi anni, grazie alle possibilità compositive offerte dalla computer grafica.” (Melania Gazzotti)

Sull’ultimo decennio: “All’inizio del Nuovo Millennio, nel 2000, in occasione della personale antologica Non vale la pena di leggere, negli spazi espositivi dell’Associazione culturale milanese “Archivi del ‘900” di Luigi Olivetti, Cajani conosce la poetessa e artista Liliana Ebalginelli…
La collaborazione fra i due artisti prosegue proficuamente a tutt’oggi. Nell’immediato si traduce in un’opera a due mani, un libro di poesia, Voyage. Nel 2001 essi fondano la rivista di poesia contemporanea online ULU-LATE, cui collabora il poeta visivo e sonoro Arrigo Lora Totino. La rivista negli anni ha presentato alcuni tra i più importanti poeti visivi e sonori italiani e stranieri e pubblicato molti dei testi letterari di Cajani ancora inediti. A partire dal 2006 Cajani apre il sito LI-GEIA, qui pubblica propri testi poetici appositamente composti, sperimentando nuove commistioni multimediali di visualità figurativa e scrittura elettronica visiva e di recitazione fonica, applicate o meno a una base musicale data”. (Liliana Ebalginelli) .

Alcuni momenti dell'inaugurazione della mostra:

Cajani - Accattino  Cajani - pubblico 1
Cajani - pubblico 2 Cajani - Giuranna -Accattino